| Ebreo
Giudeo
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Israeliano
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Sionismo
Genocidio
Olocausto
Shoah
Pogrom
Razza
Razzismo
Islam
Arabo
Musulmano
Palestinese
Palestina |
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Graffiti come questo non sono rari
nelle nostre città. “Ebreo”, soprattutto
negli stadi, è spesso divenuto un vero e proprio
insulto. |
Quante volte la parola ebreo viene ancora usata come un insulto,
negli stadi o sui muri delle vostre città? Quante volte
si sente parlare di israeliti anziché di israeliani
o di sionismo come sinonimo di razzismo? Avete mai riflettuto
sul vero significato di queste parole?
Quante volte le parole entrano nel vostro linguaggio senza
che quasi ve ne accorgiate e che ne conosciate la storia,
l’etimologia e, soprattutto, le conseguenze provocate
dal loro uso improprio?
Da internet alla televisione, dai giornali ai testi delle
canzoni, dal cinema alla Playstation, il mondo entra sempre
più spesso in casa vostra e nel vostro cosmo personale
senza filtri, senza lasciarvi il tempo di elaborare o di avere
dei dubbi.
Nel mare d’informazione “usa e getta” in
cui vi trovate a navigare, la parola perde troppo spesso di
valore e, usata a sproposito, può addirittura concorrere
ad alimentare il pregiudizio e il razzismo, come ci dimostra
spesso la cronaca europea e internazionale.
Voi potete fare molto per non cadere in queste facili trappole:
basta non dare tutto per scontato e usare la vostra curiosità
per andare oltre i luoghi comuni.
Per cominciare, potreste per esempio consultare il piccolo
vocabolario che vi proponiamo qui di seguito.
Forse potrà aiutarvi a comprendere meglio un passato
tanto doloroso e a considerare con maggior attenzione un presente
così confuso.
Ecco le parole che vi proponiamo, nella certezza che vi stimolino
a continuare questo semplice esercizio su qualsiasi altro
tema storico o di attualità che vi troverete ad affrontare:
ebreo, giudeo, israelita, israeliano, Sionismo, genocidio,
olocausto, Shoah, pogrom, razza, razzismo, Islam, arabo, palestinese,
musulmano, Israele e Palestina.
Ebreo
= dal verbo avar, che in ebraico significa “passare,
oltrepassare, andare oltre”, da cui ivrì, cioè
“passato oltre” dalla Mesopotamia alla Terra Promessa,
dal politeismo, al monoteismo e attribuito per la prima volta
ad Abramo, padre indiscusso delle tre grandi religioni monoteiste
(in ordine di apparizione sulla Terra: – circa 4000
anni fa, l’Ebraismo; – circa 2000 anni fa, il
Cristianesimo; – circa 1400 anni fa, l’Islam).
Abramo è inoltre discendente di Eber, bisnipote di
Sem, uno dei tre figli di Noè. In entrambe le possibili
etimologie, ebreo è dunque “colui che discende
da Abramo”.
Essere ebreo, perciò, significa appartenere a una fede
religiosa e seguirne la tradizione, indipendentemente dalla
propria nazionalità o cittadinanza. Non è quindi
sinonimo di israeliano.
Giudeo
= letteralmente “discendente della tribù di Jehudà,
una delle 12 tribù d’Israele”. Come sinonimo
di “ebreo”, si trova nel Nuovo Testamento e nel
secondo Libro dei Maccabei, dove si fa riferimento a coloro
che tornarono a Gerusalemme dall’esilio babilonese ancora
così fedeli alle antiche tradizioni, da risultare molto
più devoti a Dio dei loro fratelli rimasti nella Terra
Promessa.
In realtà ha assunto nel tempo un significato deteriore,
legato alla figura di Giuda Iscariota, il discepolo “traditore”
di Gesù, creando uno degli stereotipi negativi più
usati nell’iconografia del pregiudizio antiebraico di
matrice cristiana.
Israelita
= letteralmente “discendente di Israel”, nome
dato a Giacobbe dall’angelo del Signore contro il quale
aveva lottato. Quindi israelita è colui che discende
da Israel, membro del popolo che aveva tenuto testa a Dio.
Si tratta quindi di un sinonimo di ebreo e di giudeo, che
nulla ha a che vedere con l’essere cittadino del moderno
Stato di Israele.
Israeliano
= cittadino del moderno Stato di Israele, quindi non necessariamente
ebreo, in quanto anche persone di altra fede religiosa sono
cittadini israeliani a tutti gli effetti.
Israele
= regno antico, dal 1004 al 926 a.C. con capitale Gerusalemme,
poi divisosi in regno d’Israele a nord e regno di Giudea
a sud. La sua estensione territoriale comprendeva nel periodo
di massimo splendore, cioè ai tempi di re Salomone
(1000 a.C.): a nord, parte dall’attuale Libano del sud,
le alture del Golan e una parte dell’attuale Siria;
a est e a sud una parte dell’attuale Giordania, oltre
Amman, fino ad Akaba, sul Mar Rosso; a ovest tutto il territorio
del Negev, fino alla costa e cioè all’attuale
striscia di Gaza. Seguirono fasi alterne, fino alla distruzione
del secondo Tempio di Gerusalemme (70 d.C.), che coincise
con l’inizio della diaspora ebraica e di secoli di dominazioni.
Dal 1948, moderno Stato, con capitale Gerusalemme.
Sionismo
= movimento politico fondato dal giornalista e scrittore ungherese
Theodor Herzl, che nel 1896 pubblica il volume Lo stato degli
ebrei, dove teorizza la necessità di uno Stato nazionale
per gli ebrei. T. Herzl è fra i principali organizzatori
del primo Congresso sionista, che si tiene a Basilea nel 1897,
dove si tenta di proporre una soluzione concreta alle manifestazioni
dichiaratamente antisemite (pubblicazioni, correnti di pensiero,
caso Dreyfus, violenti pogrom in Russia, solo per citarne
alcuni) che, malgrado l’emancipazione degli ebrei d’Europa,
la stanno nuovamente e pericolosamente attraversando. Il movimento
sionista non è assolutamente compatto al suo interno
ma attraversato da molteplici correnti, spesso in contrasto
fra loro. Primo passo per la costituzione di un focolare ebraico
in terra di Palestina è comunque quello di raccogliere
fondi per l’acquisto di terra, la sua bonifica e coltivazione,
dando impulso all’emigrazione nata già spontaneamente
nella regione, dei cosiddetti “pionieri”, fin
dal 1878. Nascono così le prime colonie agricole, sia
di matrice religiosa, sia socialista, al cui interno vige
la più assoluta eguaglianza economica e sociale e la
totale disponibilità alla convivenza pacifica con i
propri vicini arabi. Insieme all’esigua popolazione
ebraica mai uscita dalla sua Terra, questi pionieri creeranno
la base e le sovrastrutture che renderanno possibile far nascere,
dopo la risoluzione delle Nazioni Unite del 1947, il nuovo
Stato d’Israele.
Genocidio
= dal greco génos – stirpe – e dal latino
caedere – uccidere – (cfr. omicidio). Riferito
alla metodica distruzione di un gruppo etnico o religioso,
compiuto attraverso lo sterminio fisico sistematico e l’annullamento
dei valori e dei documenti culturali. Questo termine inizia
a essere impiegato proprio dopo i tragici eventi che determinarono
lo sterminio degli ebrei d’Europa durante la Seconda
guerra mondiale. Oggi viene adoperato con una tale leggerezza,
che non solo ne dissacra il significato, ma che contribuisce
a offuscare il giudizio su molti conflitti in atto e a falsarne
pericolosamente la sostanziale portata.
Olocausto
= dal latino holocaustum, che è il greco holòkauston,
da hòlos “tutto” e kaustòs “bruciato”,
dal verbo kaìein “bruciare”. Per estensione,
Sacrificio, soprattutto della propria vita, ispirato da una
dedizione completa al proprio ideale. Questa parola è
stata impropriamente adottata per definire lo sterminio degli
ebrei europei durante la Seconda guerra mondiale. Come si
capisce dall’etimo, infatti, non definisce correttamente
l’evento. Implicherebbe cioè una volontà
delle vittime nell’offrirsi in sacrificio per un ideale,
cosa ovviamente impensabile. Ecco perché si preferisce
l’uso della parola ebraica Shoah.
Shoah
= voce biblica che significa “desolazione, catastrofe,
disastro”. Questo vocabolo venne adottato per la prima
volta nella comunità ebraica di Palestina, nel 1938,
in riferimento al pogrom della cosiddetta “Notte dei
Cristalli” (Germania, 9-10 novembre 1938). Da allora
definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione
ebraica d’Europa, perpetrato durante la Seconda guerra
mondiale.
Pogrom
= dal russo pa’grom. Sommossa animata da volontà
distruttiva, con particolare riferimento alle violente rivolte
popolari russe di fine 1800 – primi del 1900, contro
gli ebrei, tollerate e favorite dalle autorità dello
zar.
Razza
= sostantivo che indica un raggruppamento di individui appartenenti
a una stessa specie animale o vegetale, che si distingue per
caratteristiche ereditarie comuni, derivate da cause diverse
(geografiche, climatiche, ambientali). Il concetto di “razza”
è applicato anche all’uomo, che viene empiricamente
suddiviso in razze a seconda del colore della pelle o di altri
criteri morfologici, in seguito a studi che hanno inizio nel
XIX secolo.
La scienza moderna nega questa classificazione del genere
umano, dal momento che solo un codice genetico (DNA) può
determinare i caratteri ereditari degli esseri umani e l’appartenenza
di ogni uomo a un gruppo d’individui a lui simili.
Razzismo
= atteggiamento ideologico di un gruppo umano dovuto alle
sue vere o presunte caratteristiche “razziali”,
che gli proibisce di mescolarsi agli altri gruppi, gli fa
credere di avere una superiorità biologica e una civiltà
superiore e porta perciò i suoi appartenenti a respingere,
fino a odiare e perseguitare i membri degli altri gruppi.
Molto diffuso anche se non sempre consapevole, è talvolta
alla base di altri atteggiamenti ideologici, come il nazionalismo
o la discriminazione sociale.
Islam
= dal verbo arabo aslama che significa “sottomettersi”.
La sottomissione massima è quella alla volontà
di Dio. Questa parola designa la dottrina religiosa monoteistica
praticata da Maometto nel VII secolo d.C. e diffusa nel mondo
dagli arabi. Per estensione, definisce la civiltà,
il sistema politico, sociale e culturale che sono intimamente
connessi con quella religione.
Arabo
= da una voce araba, tradotta nel latino Arabus, nome che
definiva gli abitanti di una vasta zona del Medio Oriente
chiamata Arabia, abitata da popolazioni nomadi, organizzate
in tribù. Nome che oggi erroneamente definisce tutti
i popoli che hanno subito l’influenza araba, assimilandone
lingua, usi e religione. La lingua araba è la lingua
della “rivelazione” di Allah a Maometto, la lingua
sacra del Corano.
Tuttavia va sottolineato che non tutti gli arabi sono di religione
islamica, sebbene sia fra loro la religione più seguita.
Musulmano
= dal participio muslim del verbo arabo aslama, sottomettersi,
designa colui che si sottomette, che obbedisce. La sottomissione
ad Allah, Dio unico e onnipotente è il principio fondante
dell’Islam, predicato da Maometto.
Come sempre, va precisato che non tutti i musulmani sono necessariamente
anche arabi. L’Islam è, in termini numerici,
la religione monoteistica più diffusa nel mondo.
Palestinese
= letteralmente “abitante della Palestina”, dall’antica
striscia di terra popolata dai Filistei. Attribuito alla popolazione
locale della regione fin dai tempi dei Romani (quindi anche
gli ebrei, in passato, erano considerati “palestinesi”).
In Palestina, nel corso dei secoli, è sempre vissuta
una minoranza ebraica, ma il termine “palestinese”
si riferisce oggi solo alla popolazione araba della regione,
che fino alla nascita dell’OLP nel 1965 e dell’Autorità
Palestinese nel 1996 non si è mai identificata con
uno Stato vero e proprio.
Palestina
= nel 135 d.C. dopo anni di lotte e rivolte da parte degli
abitanti del regno di Giudea (occupata con fasi alterne dai
Romani per circa un centinaio d’anni), Gerusalemme viene
definitivamente riconquistata dall’imperatore Adriano,
rinominata Aelia Capitolina e viene interdetta agli Ebrei.
La Giudea viene rinominata Palestina (da una delle popolazioni
di quell’area geografica, i Filistei). Da allora in
poi non si è più parlato di una nazione vera
e propria in quella regione, bensì di dominazioni arabe
e ottomane e, dalla fine della Prima guerra mondiale, di protettorato
britannico, che si conclude con la risoluzione delle Nazioni
Unite del 1947, che auspicava la nascita di due Stati: uno
ebraico e uno arabo, Israele e Palestina. La risoluzione fu
accettata e messa in atto solo dalla parte ebraica, dando
vita allo Stato d’Israele nel 1948, mentre tutte le
componenti arabe della regione la rifiutarono, impedendo la
nascita dello Stato palestinese.
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