Gli
ebrei italiani
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Arco di Tito a Roma. Sono
riprodotti i prigionieri ebrei portati a Roma dopo la distruzione
del Tempio di Gerusalemme, nel 70 d.C. |
La comunità ebraica italiana, la più
antica della diaspora, è sempre stata esigua ma continuamente
e ininterrottamente presente nella nostra penisola da oltre 2.200
anni. A Roma, nel 70 d.C. gli ebrei erano 40 mila circa su un totale
di 800 mila persone. Tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300
in tutta la penisola gli ebrei sono circa 50 mila su un totale di
11 milioni di abitanti. All’antichissimo gruppo italiano nel
corso dei secoli si aggiunsero ebrei provenienti dalla Spagna, in
seguito all’espulsione del 1492 a opera di Ferdinando d’Aragona
e Isabella di Castiglia. Questi sono gli ebrei di origine sefardita,
Sefarad significa infatti Spagna. Quelli successivamente giunti
in piccoli gruppi dall’est Europa invece sono detti ashkenaziti:
ashkenazi vuol dire infatti tedesco. Nella penisola italiana hanno
convissuto (e convivono ancora oggi) gruppi con riti e tradizioni
diverse: italiano, sefardita e ashkenazita. Dopo la Seconda guerra
mondiale, a partire dagli anni Cinquanta, sono arrivati in Italia
altri ebrei di origine persiana, libanese, egiziana e libica.
Dopo la cacciata dalla Spagna (1492) gli ebrei vennero
espulsi anche da tutto il sud d’Italia e dalla Sicilia, possedimenti
italiani della corona spagnola. I 120 mila ebrei che vi risiedevano
a quell’epoca si fermarono per lo più a Roma ma molti
proseguirono verso le comunità ebraiche del centro-nord,
aggiungendosi a quelli già arrivati dalla Spagna.
Nel XVI secolo iniziò l’epoca dei ghetti:
quartieri chiusi da cancelli in cui gli ebrei furono costretti a
vivere. Fu a Venezia nel 1516 che venne usata per la prima volta
la parola “ghetto” per indicare una zona di residenza
obbligatoria. Dopo il ghetto di Venezia si aggiunsero in periodi
diversi i ghetti istituiti nei territori della Chiesa in seguito
alla bolla Cum nimis absurdum di Paolo Carafa nel 1555. Chiusi nei
ghetti e abilitati al solo esercizio del prestito del danaro e della
rivendita di vestiti usati, gli ebrei vissero tre secoli in grande
difficoltà. Continuarono però a mantenere le proprie
usanze e a studiare: tra gli ebrei non c’era neppure a quell’epoca
analfabetismo.
Nel XIX secolo gli ebrei ottennero per la prima volta l’eguaglianza
dei diritti con gli altri cittadini: nel 1848 il re Carlo Alberto
di Savoia concesse agli ebrei i diritti civili e politici ed essi
divennero uguali a tutti gli altri cittadini. Al momento dell’Unità
vivevano in Italia 39 mila ebrei.
Nel 1922 il partito fascista salì al potere.
Gli ebrei non ebbero inizialmente alcun sospetto che il regime di
Mussolini potesse perseguitarli. Nel 1929 l’Italia firmò
con la Santa Sede la legge del Concordato: il cattolicesimo diventava
religione di Stato.
A cavallo fra l’estate e l’autunno del 1938 si verificò
il cambiamento antiebraico: il fascismo promulgò le Leggi
antiebraiche, che escludevano gli ebrei dall’esercizio delle
professioni, dalla scuola e dalle università, limitavano
il diritto di proprietà. Poi venne la Seconda guerra mondiale,
le deportazioni e lo sterminio a opera dei nazifascisti: oltre 7
mila uomini, donne, bambini ebrei italiani furono barbaramente uccisi
nei campi di sterminio (vedi l’approfondimento e le testimonianze).
Al termine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, gli ebrei italiani
erano 21 mila.
Oggi gli ebrei in Italia sono circa 36 mila. In Italia esistono
21 Comunità: Ancona, Bologna, Casale Monferrato, Ferrara,
Firenze, Genova, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Napoli,
Padova, Parma, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Vercelli, Verona.
Piccoli nuclei ebraici vivono in località minori e gruppi
ebraici si vanno ristabilendo anche in Sicilia.
Nel febbraio del 1987 è stata firmata
una legge d’Intesa (art. 8 della Costituzione) tra lo Stato
italiano e l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane,
l’organismo che rappresenta la minoranza ebraica in Italia.
Questa legge garantisce libertà e parità agli ebrei
e alle loro organizzazioni rispetto agli altri cittadini e riconosce,
nel modo più ampio, il diritto di professare la religione
ebraica e tutela le Comunità da ogni manifestazione di intolleranza.
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