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ATLAS
Auschwitz-Birkenau 1944
La fabbrica dello
sterminio
Situato al centro dell’Europa (I), il campo di sterminio di
Auschwitz Birkenau divenne operativo nel 1941. Attraverso le ferrovie
i nazisti vi deportarono, a partire dal 1942, gli ebrei provenienti
dall’Europa occidentale e meridionale, dal 1944 essi venivano
fatti scendere dai convogli direttamente all’interno del campo
(G) e passavano la “selezione” che determinava chi sarebbe
sopravvissuto per il lavoro e chi, circa l’80%, sarebbe stato
eliminato dopo poche ore dall’arrivo. I pochi scelti per il
lavoro venivano immatricolati con un tatuaggio sull’avambraccio
in una struttura denominata Sauna (K) e subivano ogni giorno appelli
e torture. Alloggiavano in baracche, ricevevano poco cibo in attesa
di passare loro stessi per le strutture di messa a morte per i motivi
più diversi o semplicemente a causa della debolezza. I beni
dei deportati venivano sistematicamente predati all’arrivo
e smistati in una struttura del campo denominata Canada (F). L’eliminazione
dei cadaveri divenne presto uno dei principali problemi per i nazisti
che in principio e nei momenti di massimo “lavoro” bruciarono
i cadaveri all’aperto seppellendoli in enormi fosse comuni
(E1). Dal 1943 vennero messe in funzione due coppie di edifici gemelli,
i Krematorium 2 e 3 e 4 e 5 (L, E), dove il processo di messa a
morte e di smaltimento ed eliminazione dei cadaveri fu organizzato
come in una moderna fabbrica a ciclo continuo. Le vittime dovevano
spogliarsi in una grande stanza (A) con l’illusione di essere
condotte alle docce, poi in migliaia venivano stipati in una stanza
con false docce nella quale veniva introdotto il gas che in circa
20 minuti ne provocava la morte tra orribili sofferenze (B). I cadaveri
venivano poi estratti dalle camere a gas e spogliati anche dei capelli
e dei denti d’oro (C). La fase finale avveniva nella sala
forni dove i corpi erano ridotti in cenere (D). Le strutture della
morte vennero distrutte dai nazisti in fuga all’arrivo degli
Alleati. Rimasero piani costruttivi, macerie ma, soprattutto, testimonianze
dei pochissimi sopravvissuti (J).
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